I primi tentativi di descrivere il quadro clinico associato alla sindrome fibromialgica risalgono al lontano 1592 e ad essi fanno seguito le definizioni di callosità muscolari (1843) e fibrosite (1904). La prima vera svolta arriva, però, nel 1976 quando Hench parla di sindrome fibromialgica in riferimento ai quadri clinici precedentemente classificati come fibrosite. La definizione da lui data viene successivamente ripresa da Yunus (1981) ed il suffisso -ite viene definitivamente abbandonato. La patogenesi infiammatoria viene dunque messa da parte, ma in realtà esiste, come vedremo tra poco, una componente infiammatoria e la stessa deve essere considerata un’aggravante e non un elemento causale prevalente.

Nel tempo si sono, dunque, susseguite molte definizioni di sindrome fibromialgica (o fibromialgia), ma allo stato dell’arte la definizione condivisa dalla comunità scientifica è la seguente.

“La fibromialgia è una forma di reumatismo extra-articolare generalizzato caratterizzata da dolori cronici, astenia, rigidità e tensione a carico di muscoli, tessuti peri-articolari ed inserzioni tendinee. La malattia si contraddistingue, inoltre, per la marcata sensibilità dolorosa in corrispondenza di distretti anatomici ben precisi (o tender point)”.

Le sindromi fibromialgiche possono essere distinte in primarie (non riconducibili alla presenza di altre affezioni) e secondarie (conseguenti a traumi, malattie e disordini ormonali) ed il loro denominatore comune è dato dalla presenza, oserei dire inevitabile, di malesseri appartenenti alla sfera psichica quali depressione, ansia ed ipocondria.

L’identikit del paziente affetto da fibromialgia 

La fibromialgia colpisce individui di ambo i sessi con un’incidenza leggermente superiore nelle donne per questioni anatomo funzionali e per la gestione meno “attrezzata” dei sovraccarichi sensoriali provenienti da meccanocettori cutanei ed articolari.

I pazienti colpiti da fibromialgia riferiscono, in generale, un dolore pressoché costante e diffuso da testa a piedi. Lo stesso si contraddistingue per esacerbazioni e rigidità mattutina e per una componente fortemente meteoropatica (freddo, umidità e variazioni della pressione atmosferica possono aggravare lo stato dell’individuo).

Tra gli altri sintomi ed a partire dai più frequenti:

  • dolore cronico
  • stanchezza
  • faticabilità
  • rigidità articolare e muscolare
  • sensazione di gonfiore articolare ed extra-articolare
  • pancia gonfia
  • minzione frequente
  • turbe dell’equilibrio
  • fibro-fog (confusione mentale, problemi di memoria a breve termine, difficoltà di concentrazione)
  • ridotte performance atletiche
  • depressione, ansia, attacchi di panico
  • disturbi del sonno
  • oscillazione del peso corporeo
  • ipersensibilità nei confronti di stimoli ambientali
  • sensazione di peso al torace
  • dolore toracico di natura non cardiaca
  • colon irritabile
  • svenimenti improvvisi
  • respiro corto e superficiale

La sindrome fibromialgica non risparmia neppure i bambini: esordisce generalmente intorno a cinque-sei anni e la sua incidenza, come conferma il Dott. Andrea Grieco, è in allarmante aumento. I campanelli d’allarme a cui prestare attenzione sono stanchezza, svogliatezza ai limiti dell’apatia, calo del rendimento scolastico, irritabilità con sconfinamento in inquietudine, forme di fobie sociali ed attacchi di panico, iperattività, dolori (diffusi o agli arti inferiori) e cefalea muscolo-tensiva. Nei bambini fibromialgici si possono, inoltre, riscontrare più frequentemente disturbi dell’apprendimento (DSA) e della prassia.

 Le cause della fibromialgia 

La fibromialgia è dovuta a cause esterne ed interne. Tra le prime trovano ampio spazio traumi, interventi chirurgici, colpi di freddo ed eccessiva esposizione al sole, mentre appartengono alla seconda categoria infezioni, situazioni con forte carica emotiva e distress (esacerbazione dello stress con scompenso dei sistemi biologici deputati a gestire stimoli stressogeni persistenti o eccessivamente intensi in un breve arco temporale). Un altro fattore altrettanto importante e certamente non trascurabile nella genesi della sindrome fibromialgica è l’acidosi della matrice extracellulare (o MEC).

 Fibromialgia ed acidosi 

Al fine di comprendere il rapporto tra acidosi e fibromialgia, è indispensabile fare una breve disgressione sul funzionamento delle cellule.

Le cellule necessitano, affinché possano adempiere alle proprie funzioni, di energia e la stessa viene prodotta nel corso della cosiddetta respirazione cellulare attraverso la demolizione di nutrienti in molecole più semplici. La respirazione cellulare produce però anche scarti metabolici (metaboliti intermedi tossici-MIT), prodotti acidi in grado di cedere ioni idrogeno H+ che, una volta escreti nell’ambiente extracellulare, vengono neutralizzati grazie a sistemi tampone e successivamente espulsi tramite venule e vasi linfatici. Se tutto procede bene, il sistema cellula-ambiente extracellulare funziona nel modo corretto e la cellula può adempiere alle proprie funzioni, ma tutto cambia se il drenaggio degli acidi si blocca. In questo caso, gli acidi mettono a dura prova il trasporto di soluti (minerali, vitamine, ossigeno) all’interno della cellula ed il trasferimento degli acidi di scarto all’esterno. Risultato? Il pH dell’ambiente extracellulare scende (acidosi), la cellula, metabolicamente parlando, soffre ed una tale sofferenza, protratta nel tempo, può portarla al suicidio autoprogrammato (apoptosi).

Le cause che favoriscono l’acidosi della matrice extracellulare sono molteplici e tra queste figurano:

  • eccessivo consumo di alimenti acidificanti
  • scarsa assunzione di alimenti alcalinizzanti
  • alimentazione iperproteica
  • scarso apporto d’acqua
  • scarsa o eccessiva attività fisica
  • formazione di acidi conseguente a fermentazione intestinale
  • scarsa eliminazione di acidi per insufficienza renale
  • scarso riposo notturno
  • ansia, depressione
  • deficit funzionale epatico, biliare e pancreatico
  • predisposizione genetica

 

Le manifestazioni associate a predetta condizione comprendono invece:

  • dolori più o meno diffusi
  • astenia
  • faticabilità
  • nervosismo, irritabilità
  • disturbi dell’umore
  • scarsa concentrazione
  • scarsa memoria
  • crampi muscolari
  • leggera tachicardia
  • indebolimento del sistema immunitario
  • affezioni gastrointestinali (difficoltà digestive, meteorismo, colon irritabile)
  • dolori muscolari e nevralgici

Queste condizioni ricalcano, e non si tratta certamente di un caso, il quadro sintomatologico caratteristico della sindrome fibromialgica e, dunque, acidosi e fibromialgia sono destinate ad andare a braccetto. La domanda a questo punto sorge però spontanea: qual è il legame tra acidosi della matrice extracellulare e fibromialgia?

Nella matrice extracellulare, vi sono terminazioni libere di nervi sensoriali nocicettivi, deputate alla trasmissione delle sensazioni dolorose, e terminazioni libere neurovegetative ortosimpatiche. In condizioni di acidosi, gli acidi in eccesso stimolano i recettori del dolore e le terminazioni ortosimpatiche e queste ultime liberano istamina innescando fenomeni infiammatori. Questo spiega la sensazione di dolore avvertita in tutto in corpo e, dunque, puoi ben capire come l’acidosi provochi fibromialgie, ma anche queste diventano, a loro volta, causa di acidosi perché associate ad iper-metabolismo cellulare e, quindi, ad una maggiore produzione di acidi.

Per riassumere, l’aumento di acidi nello spazio extracellulare irrita le terminazioni nervose ortosimpatiche e dolorifiche, mentre l’ipertono ortosimpatico, bloccando il microcircolo, fa aumentare il livello di acidosi.

Alla luce di quanto detto, appare essenziale seguire uno stile di vita alcalinizzante volto a contrastare l’acidosi e lenire la sintomatologia associata alla fibromialgia. Se desideri iniziare a prenderti cura di te stesso intraprendendo questo percorso volto all’alcalinità, ti consiglio di leggere il libro Vivere Alcalini, Vivere Felici del Dottor Andrea Grieco.

Gli integratori Naturvis per la fibromialgia 

Naturvis ha selezionato alcuni dei suoi integratori 100% naturali da assumere in caso di fibromialgia.

  • Magnesio Alcalino: integratore a base di magnesio da assumersi per migliorare il tono dell’umore, ridurre i segni della stanchezza, migliorare la funzionalità muscolare, ridurre la tensione a carico dei muscoli ed aumentare la tolleranza nei confronti delle sollecitazioni sensoriali
  • Alcavis: integratore a base di sali minerali alcalinizzanti volto a contrastare l’acidosi
  • Alcavis D3: integratore alimentare alcalinizzante che coniuga il potere di vitamina D, zinco, magnesio e selenio all’azione dei più importanti sali minerali alcalini. Aiuta a sostenere i muscoli, ridurre i crampi, migliorare il tono dell’umore ed attenuare la stanchezza
  • Meravis: integratore a base di vitamine del gruppo B, griffonia, melissa, carnitina, SAMe ed aminoacidi. La sua assunzione aiuta a controllare il tono dell’umore grazie al contenuto in SAMe e carnitina. Quest’ultima, come confermano diversi autorevoli studi in materia, aiuta inoltre a ridurre il dolore interagendo con i meccanismi responsabili della sua percezione
  • D3Vis: integratore a base di vitamina D3 la cui assunzione risulta essere essenziale perché diversi studi hanno evidenziato un peggioramento del quadro clinico del paziente fibromialgico con deficit di vitamina D. La sua supplementazione contribuisce ad attenuare la stanchezza e migliorare così la qualità di vita del paziente
  • Q10Vis: integratore a base di Coenzima Q10, elemento fondamentale per la gestione della fibromialgia in virtù delle sue proprietà antinfiammatorie ed antiossidanti. La sua assunzione contribuisce a ridurre stanchezza, dolore diffuso e cefalea. Un’adeguata supplementazione migliora, infine, il tono dell’umore del paziente perché il Coenzima Q10 favorisce la sintesi della serotonina
  • Trikrill: integratore a base di olio di Krill antartico ricco di Omega 3, colina ed astaxantina. Attenua i dolori articolari in virtù del suo contenuto in Omega 3 ed astaxantina. Uno studio spagnolo pubblicato su Pain Physician (2016) rivela il potere degli Omega 3 nella gestione del dolore cronico, mentre l’astaxantina possiede proprietà antinfiammatorie ed antiossidanti
  • Alisport: integratore a base di sali minerali, vitamine, creatina ed altre sostanze funzionali. Alisport è un eccellente tonico psicofisico (aiuta a contrastare la stanchezza fisica e mentale), un valido integratore di magnesio e potassio e un ottimo antiossidante
  • ProteinVis: integratore proteico realizzato a partire dalle proteine estratte dal siero del latte. La sua assunzione aiuta a migliorare lo stato dei tessuti, contrastare il deperimento fisico e sostenere la funzionalità muscolare
  • Curcumvis: integratore a base di curcuma longa il cui principio attivo (curcumina) possiede proprietà antinfiammatorie e la sua assunzione è, dunque, indicata per il controllo della sintomatologia dolorosa a livello articolare e muscolare
  • Polline: prodotto 100% italiano ricco di vitamine, sali minerali, acido folico, enzimi e coenzimi. La sua assunzione è indicata in virtù del suo potere rivitalizzante, ricostituente ed antiossidante. Da sottolineare, l’importante contributo delle vitamine del gruppo B nella gestione della sindrome fibromialgica

 

Per saperne di più della fibromialgia, ti invito ad acquistare il libro Fibromialgia – Finalmente buone notizie! del Dottor Andrea Grieco.