Convalescenza: una parola che non c’è più

Convalescenza

Fino a qualche decennio fa, capitava di far visita ad una persona che, dopo un intervento chirurgico, una sindrome influenzale, una tracheobronchite acuta, una varicella, una gastroenterite acuta ecc., alla domanda “Come stai?”, avrebbe risposto: “Sono convalescente da…”.

Già, “convalescente”! Cosa significa la parola “convalescenza”?

Nel Vocabolario della Lingua italiana dell’Istituto Treccani, si legge:
“Convalescenza è uno stato di transizione dalla malattia. Ormai superata, al recupero completo delle forze e del benessere psicofisico, che caratterizza la completa guarigione”.
Essendo uno stato di transizione, i verbi ad essa associati potevano essere diversi: “essere in convalescenza”, “entrare in convalescenza”, “uscire dalla convalescenza”. Anche nella vita militare c’era la “Licenza di convalescenza”, che veniva concessa ad un militare dopo una malattia, per permettergli il pieno recupero.

Da alcuni decenni questa parola è scomparsa completamente dalla lingua corrente. Non esiste più la convalescenza, non viene più ammesso e concesso un periodo di convalescenza, dopo una malattia o intervento chirurgico. Prima, dopo una settimana o dieci giorni di sindrome influenzale, cessati i sintomi di malattia, l’ex-malato rimaneva a casa ancora per una o due settimane, per ritemprare le forze, per recuperare la piena energia psicofisica. E questo era anche socialmente ammesso e compreso. Oggi, nella distorsione imperante che la febbre sia una malattia, tanto che, se c’è febbre sono autorizzato a pensarmi malato ma se non c’è febbre mi devo definire sano a tutti i costi, l’assenza di febbre, magari indotta dall’uso di un anti-piretico, mi autorizza a ripartire, a tornare al lavoro o a scuola.

Proviamo ad immaginare una persona che manchi dal lavoro quasi un mese per una sindrome influenzale; come verrà definita? Una scansafatiche, una lavativa o peggio…

Una volta, dopo una banale appendicectomia, si stava una settimana in ospedale e dieci/venti giorni a casa. Oggi in pochi giorni si torna al lavoro.

Una volta un bambino con la varicella stava circa trenta/quaranta giorni a casa; oggi alla parziale scomparsa delle vescicole cicatrizzate, tipiche di questa malattia, si torna a scuola, perché un bambino malato, che ha i genitori entrambi lavoratori, crea troppi problemi organizzativi.

Verrebbe da pensare che oggi, a differenza del passato, abbiamo risolto una eccessiva precauzione nella gestione delle malattie. In realtà, è il contrario: oggi non si è più cauti nella gestione delle malattie e si costringono individui di fatto ancora convalescenti (che, come definizione è una sorta di mezza-malattia, ma non certo uno stato di guarigione) a riprendere la loro attività normale. Ci sarà da stupirsi, allora, se sintomi residui tipo stanchezza, facile faticabilità, svogliatezza, abbassamento dell’umore, facile sudorazione, febbricola serale, tossettina, permangono a volte per molte settimane?

Quando una malattia fa la sua comparsa, già per questo si deve pensare che l’organismo si trovasse in un qualche stato di debilitazione, che non gli ha permesso una adeguata difesa all’aggressione batterica, virale o tossica; prende pieno campo la malattia; superata questa, si dovrà pur dare tempo all’organismo stesso di riprendersi completamente?

Il fatto è che la fretta ed i ritmi di vita accelerati, tipici della nostra società, hanno condizionato anche la gestione delle malattie. Una società dell’efficienza a tutti i costi, della produttività senza compromessi, delle esigenze organizzative della famiglia che non lasciano spazio al riposo rigenerante dei bambini, non può ammettere la convalescenza.

Ed allora, non stupiamoci se eventi che in un periodo di poche settimane ci ridarebbero il pieno possesso del nostro benessere, lasciano “strascichi” che sembrano lunghissimi, ed a volte più estenuanti dello stesso periodo più acuto della malattia!

Riappropriamoci della nostra convalescenza, quando ne avremo bisogno…. il nostro organismo ci ringrazierà!

Devi essere connesso per inviare un commento.
Articolo precedente
Rivoluzione alcalina
Articolo successivo
Stress e distress: capire per controllare

Altri articoli

0
    0
    Carrello
    Il tuo carrello è vuotoTorna allo shop