Se lasciamo a se stessa la nostra vita mentale, si può lentamente scivolare in una condizione chiamata “sickness syndrome” che possiamo tradurre, usando una metafora, come la sindrome del “mi sento sempre in tensione come se avessi tante malattie addosso”.
La sickness syndrome si caratterizza per malessere generale, stanchezza profonda, facile faticabilità per sforzi anche leggeri, una leggera nausea di sottofondo, senso di confusione mentale, un abbassamento costante dell’umore o una sua continua variazione con alternanza di visione rosea e nera della nostra vita, senza motivi apparenti.
L’alterata, eccessiva e continua produzione di citochine proinfiammatorie da stress cronico può andare a ledere le strutture interne dell’organismo stesso, come la matrice extracellulare, le pareti dei vasi sanguigni e le mucose, fra cui quella intestinale.
Nel cervello l’infiammazione interferisce con l’attività sinaptica, mettendo le premesse per lo sviluppo di problemi emozionali, da quelli più leggeri, come un senso continuo di inquietudine, di allarme di fondo, a quelli più gravi, che possono arrivare a patologie psichiatriche vere e proprie.
In una visione filogenetica, evoluzionistica, la risposta allo stress è un evento acuto a rapida comparsa e, in teoria, ad altrettanto rapida scomparsa.
Siamo fatti per affrontare stress occasionali, ma non per “starci” a tempo indeterminato, quasi come un normale stato esistenziale”.