Mangiare meglio tutti i giorni nutre la salute

Mangiare meglio

Ricordo che qualcuno un giorno disse che il vero lusso è poter fare la pausa pranzo con calma a casa propria. Aggiungerei che un grande lusso è anche avere il tempo di scegliere, cucinare e preparare i cibi come e quando vogliamo.

Saltano all’occhio quindi due questioni principali, visto che la frenesia impera nelle nostre giornate: 

COME MANGIAMO?…e soprattutto, COSA MANGIAMO? 

Quello dell’alimentazione è un argomento più che mai dibattuto, sempre di più. E sempre di più sembra lontana la verità assoluta. Ognuno propone le sue ricette, le proprie tesi…e a noi, attenti alla nostra salute, non resta altro che trovare la “nostra” strada verso il benessere, orientata dal buonsenso e dalla conoscenza. Ancora una volta la via maestra è la responsabilità verso sé stessi, il proprio corpo e la propria salute. 

Una prima riflessione importante da fare è la seguente:

Mangiamo troppo!

In generale, siamo una società di iper nutriti. E il problema è che più mangiamo, più mangeremmo: 

“Il glucosio introdotto con gli alimenti e non utilizzato viene immagazzinato sotto forma di glicogeno nei muscoli e/o nel fegato. Cosa succede quando le riserve di glicogeno nei muscoli e nel fegato sono saturate, ma vi sia ancora iperglicemia? Il glucosio in eccesso viene trasformato in acido palmitico (o acido asadecanoico), grasso saturo a catena lunga. L’acido palmitico si lega ad una molecola di glicerolo e forma una lipoproteina chiamata VLDL (very low density lipoprotein). Il fegato rilascia le VLDL affinché il grasso che contengono possa essere usato a scopo energetico o immagazzinato nel tessuto adiposo. L’acido palmitico riduce la sensibilità alla leptina: l’ ipotalamo, dove si trova il centro della sazietà, non sentendo più la presenza di leptina, non ci dà il senso di sazietà che consegue all’ingestione del cibo. Si rimane affamati nonostante l’iperglicemia e si continua a mangiare ben oltre i nostri bisogni. Quindi: l’acido palmitico, prodotto dai carboidrati in eccesso, causa insensibilità (resistenza) del cervello (ipotalamo in particolare) alla leptina.

Inoltre:

– aumenta la produzione di una proteina P66SHC che può danneggiare le cellule beta del pancreas. Poiché le cellule beta producono insulina, un loro danneggiamento può portare all’insorgere del diabete

– inibisce l’attività della proteina tumorale P53 (detta “il guardiano del genoma”) che ha il compito di bloccare i tumori sul nascere

– aumenta l’espressione della proteina P665HC nelle cellule beta, con aumento della produzione di radicali liberi dell’ossigeno, e aumento dell’apoptosi (suicidio programmato della cellula) delle cellule beta.

Quando i nostri muscoli non sono più in grado di immagazzinare altro glicogeno, le fibrocellule muscolari perdono la sensibilità all’insulina. ..(..)…La resistenza insulina fa permanere il glucosio più a lungo nel sangue, il che fa da stimolo ad una ulteriore secrezione di insulina da parte del pancreas, in un circolo vizioso perverso.

Un termine appropriato, metaforico, per descrivere questa evoluzione in insulinoresistenza della iperglicemia, quando questa si cronicizza, è: preparazione di una futura catastrofe metabolica.” 


La nutrizione dal 2020 in poi” Dott. Andrea Grieco 

Per cultura, non certo per bisogno effettivo del nostro corpo, abbiamo creato l’abitudine di fare 3 pasti al giorno (colazione, pranzo e cena) e a volte anche di più, considerando gli snack, i cosiddetti “spezzafame” e le bevande zuccherate. Non pensando che l’iperglicemia, mantenuta alta dal mangiare troppo e/o spesso, se protratta nel tempo, porta con sé tutta una serie di disastri per le nostra salute. Oggi l’evidenza scientifica ci conferma che più si mangia, per quantità e frequenza, e più ci si infiamma e si invecchia. 

Mangiamo per noia, per piacere, per compagnia, per insoddisfazione. Parlando di cibo parliamo inevitabilmente anche di nutrimento emotivo, e tutte le conseguenze che ci possono essere legate a questo aspetto. Nelle “giornate no”, quelle più nervose e difficili, spesso troviamo conforto in un dolce, o in una pizza, o in un bicchiere di vino. Tutte cose di cui ha bisogno più la nostra “mente” che il nostro corpo.

Da naturopata attenta alla concezione olistica della biologia umana, non è mia abitudine fare distinzioni nette fra corpo e mente, ma in questo caso lo faccio consapevolmente, per sottolineare la disconnessione tra quello che crediamo ci faccia bene, e quello che effettivamente lo fa.

Quando siamo di fretta, nella confusione di mille pensieri, quello che ci farebbe bene non è “distrarci” con un panino o una cioccolata, ma magari fare un bel respiro e concederci del piacere in qualche altro modo (ascoltando la nostra musica preferita, facendo due chiacchiere con un amico, abbracciando una persona amata). Siamo spesso prede dei nostri meccanismi comportamentali spinti da forze inconsce, mentre dovremmo concederci la possibilità di imparare a essere più padroni di noi stessi. 

Mangiamo male!

Eccediamo in carboidrati e questo comporta una serie di conseguenze negative per il nostro organismo. 

“Un eccessivo introito di carboidrati spinge il pancreas ad una produzione eccessiva di insulina, determinando uno stato pro-infiammatorio da cui la salute viene progressivamente ed inesorabilmente minata. Non è l’età anagrafica che cresce a portare con sé il suo carico di malesseri, dolori, disturbi ai vari organi, fino alle malattie infiammatorie croniche, auto-immunitarie, degenerative e tumorali, ma l’attentato quotidiano che compiamo ai suoi danni in modo più o meno consapevole. Il progetto malattia può essere trasformato in progetto salute… basta sapere come fare” 


La nutrizione dal 2020 in poi” Dott. Andrea Grieco

La giornata nutrizionale della maggior parte delle persone si sviluppa sotto la dittatura dei carboidrati: pane o biscotti o cereali a colazione, pasta o riso a pranzo, pizza a cena, ecc..

Queste abitudini sottopongono l’intero organismo a un carico di stress che sfocerà inevitabilmente in infiammazione e invecchiamento cellulare ed extracellulare. C’è da dire che spesso la scelta ricade sui carboidrati semplicemente per comodità: mangiare un panino o un primo al volo è la soluzione più adatta ai ritmi che ci impone la giornata. Ecco che i due argomenti si intrecciano: il mangiare male è strettamente legato al tempo che possiamo concederci per farlo. Parlo spesso con persone che mi raccontano che pranzano davanti al pc, o in riunione con clienti, o in macchina, o fra una faccenda di casa e l’altra. Quando invece dovremmo considerare il momento del pasto addirittura “sacro”. É il momento in cui riforniamo il nostro organismo dei nutrienti di cui ha bisogno, mentre invece spesso diventa l’occasione di ingurgitare “zavorre” che risultano appesantirci mentalmente e fisicamente. La digestione risente molto di questa situazione, come anche altri problemi (reflusso gastroesofageo e colite, ad esempio).

Anche lo stato d’animo con cui mangiamo può influire sull’insorgere di questi problemi. La fretta, la tensione, il nervoso: non fanno che influire negativamente sulla nostra biologia. 

La soluzione?

Dal momento in cui ci rendiamo conto di remare contro la nostra salute con le nostre abitudini quotidiane, la sola cosa da fare è iniziare a cambiarle, un passetto alla volta. Se non ce la facciamo da soli, possiamo sempre rivolgerci ad un esperto che ci accompagni a scoprire cosa e come mangiare meglio. 

Il primo passo può essere quello di dare il giusto valore al momento del pasto: smettere di mangiare mentre si fanno mille altre cose, magari al telefono discutendo con chicchessìa. Un’altra scelta importante potrebbe essere quella di diminuire i pasti; due pasti completi al giorno sono troppi, nella maggior parte dei casi. Dovremmo: mangiare meno e qualitativamente meglio. Chi mangia meno vive di più. Ridurre la quantità di cibo assunta, migliora la qualità della vita e la allunga.

Ovviamente ogni persona ha le proprie esigenze, i propri gusti e le proprie possibilità: per questi motivi è difficile offrire ricette (mai termine fu più appropriato 🙂 ) adatte a tutti. Ognuno è necessario che trovi la propria strada in accordo con le esigenze pratiche.

Un terzo consiglio è quello di smettere di inondare il nostro organismo di zuccheri (per “zuccheri”intendo anche carboidrati, essendo questi ultimi zuccheri complessi); è cosi che si attivano processi anti invecchiamento e anti infiammatori, con il conseguente miglioramento di tutte le funzioni. 

Per concludere, forse la cosa più importante: l’idratazione è una parte essenziale della nutrizione. Bere un litro e mezzo/due di acqua, sempre a piccoli sorsi, è fondamentale per tutte le funzioni biologiche del nostro organismo. Anche qualsiasi processo depurativo, necessario per la buona qualità della vita, passa per un’adeguata assunzione di acqua. Meglio scegliere un’acqua con pH 8 o maggiore, per preservare anche l’aspetto alcalinizzante

Bevendo acqua abbiamo cura di noi. Siamo troppo abituati ad essere sempre altrove con la testa, rispetto a dove siamo in quel momento.

Vivere alcalini, Vivere Felici” Dott. Andrea Grieco 

Ed ecco che il semplice gesto di bere un bicchier d’acqua o assaporare un cibo scelto con cura, possono diventare momenti che davvero ci nutrono.

Si tratta “solo” di imparare quello che ci fa bene e spezzare le catene che ci imprigionano ad abitudini negative per conquistare un nuovo stile alimentare, lontano da diete faticose e restrittive, ma ricco di consapevolezze che ci permettano di decidere cosa sia giusto mangiare, come e quando.

Per scappare da piccoli grandi malesseri e abbracciare una nuova vitalità. 

Scritto da: Manuela Grieco

Naturopata, Life coach, insegnante di meditazione

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